La storia di Giada

Giada, sette anni.
Diagnosi: valgismo del piede, abbassamento del malleolo mediale, piede piatto

La mamma mi racconta la storia dei piedi di Giada che nell’ultimo periodo hanno peggiorato , Giada cammina e corre in modo più scoordinato per cui si sono rivolti ad un ortopedico pediatrico il quale ha prospettato come risoluzione l’intervento chirurgico per riportare il piede al suo equilibrio. I genitori di Giada seguendo il consiglio della zia che frequenta i corsi di Bioginnastica decidono di chiedermi un consiglio per poter intervenire attraverso degli esercizi per riequilibrare la struttura della bambina con la speranza di evitare l’intervento.

Osserviamo Giada nella sua struttura globale e faccio notare alla mamma che il problema dei piedi è strettamente collegato alla muscolatura della schiena molto contratta in particolare nella zona lombare, e che la rigidità della struttura ha determinato dapprima una iperlordosi lombare e poi una rotazione interna delle anche e degli arti e del piede che appoggiando nel suo arco interno ha fatto si che la volta plantare non si sia formata per effetto della forza di gravità e del peso. Come spesso accade il sintomo nel corpo è solo “la punta dell’ìceberg”: per riportare il corpo al suo equilibrio ed evitare altri compensi che possono poi trasformarsi anche nella vita adolescenziale o adulta in dimorfismi o patologie dolorose occorre intervenire e prevenire il prima possibile. Anche se a volte purtroppo è necessario intervenire chirurgicamente sul corpo, a mio avviso è meglio subito, ancora prima dell’intervento lavorare sulla struttura del corpo: - occorre iniziare subito a agire sulla causa: sull’accorciamento dei muscoli, sulle contratture e rigidità che hanno portato allo squilibrio, in tal modo è possibile rendere più elastiche le strutture tendino-muscolari, più ossigenati i tessuti e le fasce ; l’intervento , la fase post operatoria e di recupero diviene così molto più veloce (con la bioginnastica lo abbiamo verificato in molti interventi come operazioni al menisco, ernia discale, legamenti crociati..., cuffia dei rotatori...asportazione e ricostruzione del seno per effetto di tumore alla mammella.. ), altre volte capita che lavorando sul corpo, l’articolazione riprende la sua funzionalità e il medico rinvia o annulla l’intervento e soprattutto iniziando il lavoro sul corpo prima dell’operazione chirurgica la persona diviene cosciente e consapevole della propria struttura , delle reali tensioni, delle reali motivazioni che hanno determinato l’insorgere del disturbo, iniziando un percorso di riequilibrio globale e di prevenzione, inoltre nel periodo precedente verranno insegnati gli esercizi da svolgere subito dopo l’intervento non solo riguardante la parte colpita, ma anzi lavorando su tutto il corpo evitando squilibri generati dall’intervento stesso dovuti all’immobilità, all’irrigidimento, a posture scorrete o asimmetriche che a volte si assumono. Questa metodologia, non lavorando sul sintomo e sulla zona infiammata, ma sulla catena muscolare e sulle asimmetrie si può agire anche in fase post operatoria subito dopo l’intervento evitando l’irrigidimento ulteriore della struttura che può precludere il corretto recupero. Consiglio la mamma di far rivisitare alla luce di questo percorso che Giada vuole intraprendere dall’ortopedico, così facendo il medico acconsente di rivedere la bimba dopo un anno e decidere se intervenire o meno. Giada inizia un percorso di sedute individuali, e di esercizi globali e specifici a casa che vengono modificati in base ai risultati ottenuti. Dopo un anno e mezzo di lavoro insieme Giada e i suoi genitori ritornano dall’ortopedico che verificando i miglioramenti ottenuti decide di non intervenire più attraverso l’operazione chirurgica e consiglia di continuare il lavoro sul corpo soprattutto sulla schiena. La costanza di Giada e la fiducia dei suoi genitori è stata premiata , ma ancora più importante è il seme della consapevolezza corporea che è nato in Giada, il corpo può ritrovare la propria strada se gliene viene data l’opportunità e spero che rimarrà un segno positivo nella sua storia, uno strumento che potrà ritrovare con sicurezza ogni volta che ne sentirà il bisogno. Giada, Samuele, ...Francesca, Monica ... Sono solo alcuni dei bimbi che hanno conosciuto la Bioginnastica...ora Monica è una donna che con tutte le problematiche del vivere di oggi, ciò che mi rende felice e che mi ripaga in questo mio lavoro è vedere che ancora oggi agisce utilizza questo metodo per risolvere le sue tensioni, per prevenire, per ascoltarsi per rilassarsi per prendersi una pausa e volersi un po’ di bene e vi auguro di andare sempre verso voi stessi!!

Stefania

 
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